Sonno profondo.

Sto dormendo il sonno più beato della mia vita. Un sonno senza sogni, quieto, nero, indescrivibilmente pacato; respiro lento, regolare, profondo. Dormo, come non mai, leggera e rilassata, in pace con me stessa e con il mondo intero.

Improvvisamente, mi sento chiamare: “Signora! Signora, mi sente? Riesce a sentirmi?”.

Che palle, penso, ma chi cazzo è?

Apro lentamente gli occhi, semi-fessure offese da fari lampeggianti e luci nell’oscurità della notte.

“Signora”, fa un uomo in divisa “lei è vittima di un incidente stradale”.

E da lontano sento: “È plausibile che si sia addormentata alla guida!”.

Con il cuore in gola mi sveglio.

Ecco uno dei miei sogni, sempre dal paradiso all’inferno.

Piove. 

Ogni volta che piove sento puntualmente qualcuno che aggiunge: “Governo ladro!”.

Io, al contrario, penso sempre ai primi versi de “La pioggia nel pineto”:

Taci. Su le soglie/ del bosco non odo/ parole che dici/ umane; ma odo parole più nuove/ che parlano gocciole e foglie/ lontane. (GdA).

E subito dopo a Leopardi con la Quiete dopo la tempesta.

Associazioni abituali, difficile schiodare.

Spesso sento canticchiare: “Piove, senti come piove, Madonna come piove”. I più ricercati sussurrano: “E aspetta che chiove, l’acqua te ‘nfonne e va”.

Insomma, se piove abbiamo da ridire.

Se non piove abbiamo da ridire.

Basta che ridiamo.

 31 Ottobre 1996 (diverse prospettive).

Di Danilo Marinucci.

Ho invitato Alessia ad un concerto lirico all’auditorium del Castello.

Aiuto! 

Mille pensieri si inseguono, l’ansia come al solito mi stringe lo stomaco. 

Le piacerà? Sarà una bella serata? Sarò all’altezza? 

La conosco da forse un mese e spero di fare bella figura. 

Le vado incontro per strada. 

Ci troviamo. 

La mia proverbiale timidezza mi trattiene le parole in bocca. 

Il suo Sorriso è solo il suo. 

Prendo un po’ di coraggio. 

Appena fuori dai Quattro Cantoni, all’improvviso, un gruppo di streghe e stregoni ci circonda. 

Si alza forte un Sabba intorno a noi. Il canto invita ad alzare gli occhi al cielo, verso un bellissimo spicchio di luna calante. 

In un istante la mia ansia scompare: 

sarà una splendida serata. 

Sotto incantesimo proseguiamo con passo solerte ed arriviamo al concerto. 

Sulla porta un gruppetto di ragazze giapponesi ci attende, guardano Alessia e urlano: “Beautiful! Beautiful!”.

Alessia entusiasta e imbarazzata si guarda attorno, ma il complimento è tutto per lei. 

“Che serata!”, penso.

Poi le ragazze ci invitano ad entrare intonando in coro “Congratulation” di Cliff Richard.

Guardo Alessia e mi accorgo che…

stasera ho portato la Vita a un concerto.

Salotto: chiacchiere tra amiche, Eros, parte I.

Di Elena Paladini.

Come poter dimenticare sensazioni di eccitazione che ti passano nelle vene simili a respiri incompresi e gesti che accarezzano i tuoi occhi come un bacio inaspettato che ubriaca la tua mente a tal punto da pensare di non capire. Invece il tuo corpo è certo e consapevole di quel che fa! Rendersi punto di forza del momento, le sue labbra si avvicinano e tu senti già il suo sapore che si immerge dentro la tua bocca aumentando il respiro fino  a sembrare soffocata. Un sapore buono, troppo giusto da volerlo ancora, da portati poi a ripensarci e avere voglia di moderti un labbro anche se cerchi di controllarti, ma quel gesto viene comunque. Quel profumo e le sue mani sul tuo viso e la sua bocca che si avvicina alla tua e renderti conto di avere l’incastro perfetto dove solo una chiave può racchiudere un segreto.