Piove. 

Ogni volta che piove sento puntualmente qualcuno che aggiunge: “Governo ladro!”.

Io, al contrario, penso sempre ai primi versi de “La pioggia nel pineto”:

Taci. Su le soglie/ del bosco non odo/ parole che dici/ umane; ma odo parole più nuove/ che parlano gocciole e foglie/ lontane. (GdA).

E subito dopo a Leopardi con la Quiete dopo la tempesta.

Associazioni abituali, difficile schiodare.

Spesso sento canticchiare: “Piove, senti come piove, Madonna come piove”. I più ricercati sussurrano: “E aspetta che chiove, l’acqua te ‘nfonne e va”.

Insomma, se piove abbiamo da ridire.

Se non piove abbiamo da ridire.

Basta che ridiamo.

 31 Ottobre 1996 (diverse prospettive).

Di Danilo Marinucci.

Ho invitato Alessia ad un concerto lirico all’auditorium del Castello.

Aiuto! 

Mille pensieri si inseguono, l’ansia come al solito mi stringe lo stomaco. 

Le piacerà? Sarà una bella serata? Sarò all’altezza? 

La conosco da forse un mese e spero di fare bella figura. 

Le vado incontro per strada. 

Ci troviamo. 

La mia proverbiale timidezza mi trattiene le parole in bocca. 

Il suo Sorriso è solo il suo. 

Prendo un po’ di coraggio. 

Appena fuori dai Quattro Cantoni, all’improvviso, un gruppo di streghe e stregoni ci circonda. 

Si alza forte un Sabba intorno a noi. Il canto invita ad alzare gli occhi al cielo, verso un bellissimo spicchio di luna calante. 

In un istante la mia ansia scompare: 

sarà una splendida serata. 

Sotto incantesimo proseguiamo con passo solerte ed arriviamo al concerto. 

Sulla porta un gruppetto di ragazze giapponesi ci attende, guardano Alessia e urlano: “Beautiful! Beautiful!”.

Alessia entusiasta e imbarazzata si guarda attorno, ma il complimento è tutto per lei. 

“Che serata!”, penso.

Poi le ragazze ci invitano ad entrare intonando in coro “Congratulation” di Cliff Richard.

Guardo Alessia e mi accorgo che…

stasera ho portato la Vita a un concerto.

Salotto: chiacchiere tra amiche, Eros, parte I.

Di Elena Paladini.

Come poter dimenticare sensazioni di eccitazione che ti passano nelle vene simili a respiri incompresi e gesti che accarezzano i tuoi occhi come un bacio inaspettato che ubriaca la tua mente a tal punto da pensare di non capire. Invece il tuo corpo è certo e consapevole di quel che fa! Rendersi punto di forza del momento, le sue labbra si avvicinano e tu senti già il suo sapore che si immerge dentro la tua bocca aumentando il respiro fino  a sembrare soffocata. Un sapore buono, troppo giusto da volerlo ancora, da portati poi a ripensarci e avere voglia di moderti un labbro anche se cerchi di controllarti, ma quel gesto viene comunque. Quel profumo e le sue mani sul tuo viso e la sua bocca che si avvicina alla tua e renderti conto di avere l’incastro perfetto dove solo una chiave può racchiudere un segreto.

Color seta.

Atmosfera serale. La città brilla di luci, sembra di essere a New York o, forse, sono le luminarie di Natale che danno un tocco esotico, scintillii di brevi illusioni, presto le smonteranno. Gruppo sparuto di amici: “Dove ci vediamo? Chi prende la macchina?”. Sciarpe che si avvolgono ai colli indifesi dal freddo, guanti che si sfregano, vapore caldo dei fiati brevi e rapidi. Muoviamoci. Poi nero. Un tratto nero, di vuoto.

Perché sono seduta sul bordo di questo letto e li guardo? C’è una finestra oblò dalla quale si vede una lunghissima autostrada che si perde nell’oceano. È la Florida? Lei lo sta lentamente spogliando: la maglietta, i calzoni, i boxer scivolano giù, a terra. Bel fisico, penso. Ma lei non è sposata con un altro uomo? E lui? Simone, amico mio, non mi avevi mai detto niente! Lei, la conosco di vista e ho sempre pensato che fosse lievemente in sovrappeso. Perché io mi trovo qui? E soprattutto: perché li sto guardando? Seduta sul bordo del letto, a sfiorare le mani lenzuola morbide di seta avorio, opaca. Si sorridono, sono complici. Lei parla piano piano, non riesco a sentire quello che dice, ma leggo solo i labiali dei loro sorrisi. Entrambi mi guardano, ma è come se fossi trasparente. La mia mente è piena di punti interrogativi, pensieri come cavalli sciolti. Quand’è stato che ho acconsentito a venire qui? Lei infila le sue mani tra le gambe di lui, lentamente e con estrema dolcezza. Lui le accarezza i capelli, li arruffa: giocano. Aria al miele, il polline succhiato sulle pelli ardenti.

La stanza è in vendita, leggo all’improvviso un cartello e il soffitto pian piano si fa sempre più basso.

Mi sveglio.